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CON GIUSEPPE GARIBALDI: DA SAN MARINO A RAVENNA AGLI APPENNINI... 170 anni fa!

Cos’è stata la Trafila garibaldina?

…1849 caduta la Repubblica Romana, Garibaldi in ritirata sciolta la legione a San Marino, ai primi di Agosto giunge a Cesenatico con Anita ed un manipolo di fedeli tra cui Ugo Bassi e Angelo Brunetti detto Giceruacchio qui s’imbarcarono per portare aiuto a Venezia che ancora resisteva agli Austriaci. A Magnavacca, oggi Porto Garibaldi, intercettato dalle navi austriache avviene lo sbarco forzato e qui parte la “trafila” che ebbe luogo in Romagna in quei giorni di 170 anni fa, un’epica avventura del Risorgimento italiano. La “trafila garibaldina” durata 14 giorni, fu una lunga serie di eventi, azioni, prove, difficoltà che i patrioti ravennati e del basso ferrarese (di ogni condizione sociale), affrontarono per sottrarre e salvare Giuseppe Garibaldi braccato e inseguito dagli Austriaci. I patrioti della trafila operarono senza alcuna ricompensa materiale per proteggere ed evitare la cattura del Generale, di sua moglie Anita del maggiore “Leggero” ed altri garibaldini al seguito. Da Comacchio, Mandriole dove morì Anita, Sant’Alberto, Pineta San Vitale, Ravenna per concludersi con la conquista della libertà nel forlivese passando da Castrocaro e infine Modigliana… pochi giorni dopo finalmente libero e salvo nel Granducato di Toscana.

I programmi che proponiamo intendono far rivivere con una suggestiva narrazione dopo 170 anni, quei giorni eroici che cambiarono la storia d’Italia, visitando i luoghi da San Marino a Ravenna fino all’Appennino a Modigliana, dove avvennero i fatti, dove Anita morì, dove i patrioti tra mille difficoltà e con grande coraggio aiutarono, accompagnarono e nascosero Garibaldi evitandone la cattura e la fucilazione, e portandolo verso la libertà. Un percorso a tappe che da San Marino passando da Ravenna verso l’Appennino tosco – romagnolo vi farà scoprire con trekking e biketour suggestivi borghi, paesaggi e città d’arte tra valli, colline e pinete.



Nei luoghi delle imprese di Stefano Pelloni “il Passator Cortese, re della strada, re della foresta”

Chi era il Passator Cortese?

Stefano Pelloni, figlio di un traghettatore o “passatore” sul fiume Lamone, nacque il 4 agosto del 1824 a Boncellino di Bagnacavallo, vicino a Ravenna. Ancor giovane organizzò la sua banda e in breve tempo diventò un terrore per i ricchi benestanti. Pur tanto spietato, il Passatore non se la prese mai coi poveri nelle sue imprese spettacolari rimaste nella memoria, nei versi e nei racconti di poeti e scrittori. Noi, sui suoi passi, visiteremo quei luoghi tra campagne, borghi e colline immersi nella narrazione dei fatti e dei personaggi.

Un Robin Hood? C’è da notare per verità storica che il personaggio colpiva fortemente l’immaginario collettivo della popolazione povera, che ricompensava distribuendo parte dei proventi delle sue rapine per avere ospitalità, rifugio, copertura e aiuto.

Un rivoluzionario? Nell’ottobre del 1850 Garibaldi da New York scrisse la seguente lettera:”… le notizie del Passatore sono stupende. Noi baceremo il piede di questo bravo italiano che non paventa, in questi tempi di generale paura, di sfidare i dominatori…”. Probabilmente se non fosse stato ucciso avrebbe potuto partecipare con Garibaldi all’impresa dei 1000? Non lo sapremo mai.

Un brigante crudele? Il suo operato fu violento e spesso sadico. I resoconti ricordano che fece a pezzi un uomo accusato di essere una spia, Pelloni firmava con le urla le proprie malefatte dichiarando apertamente, e a voce alta, il nome ed il soprannome: Stuvanén d’è pasador, la cui traduzione dal romagnolo risulta “Stefano figlio del Passatore”!


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